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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Palazzo Arezzo-Spuches di Donnafugata-Ragusa

Palazzo Arezzo-Spuches di Donnafugata-Ragusa

Corso XXV Aprile, 9
Piantina



Una delle residenze più imponenenti della città à il palazzo Arezzo di Donnafugata situato lungo la via XXV Aprile, scendendo a sinistra fra le piazze Duomo e Pola.L'immenso complesso, classificabile in quella "semplicità ricca" del neoclassico siciliano, si estende compreso fra la via XX Aprile e le vie Pietro Novelli ed Orfanotrofio e colpisce per la sua maestosità e la grande estensione scandita in basso da semplici portoni. Fu di proprietà di una delle più prestigiose famiglie di Ibla, una famiglia dalle antiche tradizioni e dalle nobili origini, gli Arezzo De Spuches baroni di Donnafugata, località dove sorge il castello di loro proprietà.
Il palazzo racchiude un'ampio giardino all'italiana e venne edificato sul finire del settecento da strutture preesistenti (rase al suolo dal terremoto del 1693) dell'antico palazzo di Don Vincenzo Arezzo, barone delle Serre e giudice della Gran Corte della Contea di Modica, che nel 1647 acquistò il feudo di Donnafugata da Don Guglielmo Bellio Cabrera divenendo così il I barone di Donnafugata. Il feudo ed il titolo passarono poi al figlio Corrado che, dal 1653 al 1686, ricoprì l'importante incarico di Governatore della Contea di Modica e morì nel terremoto del 1693. Il terremoto distrusse anche il palazzo che tuttavia venne subito riscostruito per iniziativa di Vincenzo Arezzo, III barone di Donnafugata. Intorno al 1788 il pronipote di Vincenzo, il barone Corrado Arezzo decise di ricostruire ed ampliare il palazzo. La costruzione iniziò nel 1798 e finì intorno al 1801; mentre nel 1804 provvide alla sistemazione del giardino che venne spianato ed abbellito con statue, vasi in ceramica ed un gruppo scultoreo in ceramica.
Intorno al 1895, il barone Corrado Arezzo de Spuches, nipote dell'omonimo zio, intraprese consistenti modifiche al palazzo con l'intento di trasformarlo in sede di rapresentanza. Fece così ampliare l'atrio dell'ingresso con doppio colonnato (10 colonne per parte) reggenti una volte a botte decorata a cassettoni e motivi floreali. La galleria terminava in un ampio ambiente che portava al giardino e da cui partiva, sul lato destro, una bella scala marmorea a due rampe che conduce al piano superiore. Qui si susseguivano una serie di saloni, (sontuosamente arredati con mobili di lusso, suppellettili e opere d'arte) dove ricevere gli ospiti. Al barone, uomo di cultura ed appassionato d'arte (spesso nei suoi viaggi in Italia e all'estero acquistava opere d'arte), deputato al Parlamento siciliano nel 1848 si deve il merito di aver arricchito il palazzo con una consistente collezione di quadri, tra cui una cinquecentesca "Madonna con il bambino" attribuita a Salvo d'Antonio (secondo altri ad Antonello da Messina o ad un elemento della sua scuola; ), un "San Paolo eremita" di Josè de Ribera detto lo Spagnoletto, una "Madonna in trono" del fiammingo Hans Memling; un' "Estasi di San Francesco" attribuita a Bartolomeo Esteban Murillo; un autoritratto di Salvator Rosa ed una tela del Guerci.Il vanto della raccolta è il "Prometeo incatenato" di scuola caravaggesca.Vi sono, inoltre, porcellane di Sevres e maioliche giapponesi, una collezione di ceramiche di Caltagirone realizzate da Bongiovanni Vaccaro ed altri oggetti di grande valore artistico completavano il prezioso arredamento.
Alla morte del barone, nel 1899, il feudo ed il titolo baronale di Donnafugata passarono alla nipote primogenita Clementina Paternò Arezzo (moglie del visconte Combes de Lestrade); mentre il palazzo passava alla nipote Maria Paternò Arezzo (moglie del principe Castellacci). Quest'ultima fondatrice dell'omonimo Ospedale morì prematuramente nel terremoto di Messina lasciando i suoi beni al nipote Corrado Arezzo Giampiccolo che vi si trasferì con la famiglia. Per poterlo abitare egli dovette far costruire un'ala residenziale ex novo, essendo stati tutti gli ambienti del piano nobile del palazzo trasformati in sale di rappresentanza da parte del barone Corrado Arezzo de Spuches. Il palazzo passò infine alle due figlie di corrado Arezzo Giampiccolo, Costanza, defunta nel 2009 senza prole e Vincenza sposata con Salvatore Scucces, che lo abita attualmente con la sua famiglia e che sta gradatamente procedendo al restauro dei numerosi ambienti. Alla semplicità del pianterreno si contrappone la ricchezza del piano nobile occupato da nove balconi, con timpani triangolari, e viene chiuso da una fascia marcapiano. Interessante è l'ultimo balcone a sinistra sul quale è stata realizzata una loggetta in legno ben modellata, una " gelosia " da dove si poteva guardare senza essere visti.Al palazzo si accede da un portone centrale ad arco.
Subito una lapide ci ricorda la figlia del senatore, Maria. Altri cinque ingressi sono disposti sui vari lati dell'isolato: un ultimo maestoso ingresso dà accesso agli appartamenti di proprietà di un altro ramo della famiglia Arezzo.Oltre il portone, un magnifico androne con doppio colonnato (e soffitto a cassettoni con stucchi colorati d'azzurro) precede un cortile da cui attingono luce alcuni saloni del piano nobile; sull'arco d'ingresso è presente lo stemma di famiglia e, poco più in là l'ampio giardino all'italiana con tre vasche; da esse emerge un Mosè con le tavole. Anche qui, come nel Castello, vi è una grotta, dove è inserito un bel presepe intagliato nel calcare. Dal cortile interno si ha accesso al piccolo e pregevole teatro, un tempo luogo di intrattenimento privato per il barone ed i suoi ospiti. Oggi è intitolato a Checco Durante ed è sede della Piccola Accademia di Ragusa, un gruppo teatrale composto da attori dilettanti; l'ingresso attuale è dall'esterno.Sempre dal cortile vi è l'accesso ai magazzini, alla legnaia, alle scuderie, agli alloggi del personale contadino, e agli importanti depositi dei " carnaggi ", olio, vino, formaggi e frutta che, dalle varie contrade, arrivavano in omaggio rispettoso al Barone.L' imponente scalinata marmorea, a tre rampe conduce al piano nobile; la luce è garantita, di giorno da cinque finestroni a vetri colorati, di notte da un grande lampadario bronzeo che pende dal soffitto arricchito di stucchi.Giunti in cima alla scala, varcato un portone in legno si accede ad una saletta d' ingresso con pavimenti in marmo bianco e rosso arredato con mobili in noce. Dopo, un'altra saletta, poi un biliardo e un salottino con pavimenti in pece.Seguono altri saloni con il pavimento di calcare e pece consunto coperto da tappeti a disegni floreali. Le pareti sono rivestite da carta in seta damascata. Ad una grande sala da pranzo, con la limitrofa terrazza abbellita da una voliera con base in pietra pece, seguono gli ambienti di lavoro, la cucina, ecc..L'altra ala dell'edificio è destinato alla zona notte con ampie stanze anche per gli ospiti che un tempo erano sempre numerosi. Più distaccata, la zona riservata alla servitù e l'appartamento del custode.Rinomata è la pinacoteca creata circa alla metà dell'ottocento da Corrado Arezzo Spuches, deputato al parlamento siciliano nel 1848 e poi senatore del Regno.




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